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Le meditazioni di eVangelo

«Io grido a Te, o Eterno» (Salmo 28)


di G.T.
Trascritto da eVangelo

È l'invocazione del salmista che, conscio della sua debolezza, fa ricorso all'aiuto di Dio. Per l'uomo comune ciò potrebbe apparire come il grido della fede, la certezza di avere qualcuno che può prestare soccorso nei momenti della prova e della debolezza. Egli sa che «Gli occhi dell'Eterno sono sui giusti e le Sue orecchie sono attente al loro grido» (Salmo 34:15). Quindi ora egli va a Dio nella piena certezza di ottenere esaudimento.

Il grido a Dio manifesta un palese stato di bisogno dell'intervento divino, e Dio non si è mai tirato indietro quando il Suo popolo ha gridato sinceramente a Lui: «Ho udito il grido che gli strappano i suoi angariatori» disse Dio a Mosè parlando dell'invocazione del Suo popolo; e quel grido indusse Dio a liberarlo. Il grido che sgorgava dalla bocca del salmista era dovuto, forse, alla giornaliera visione che egli aveva degli uomini corrotti e peccatori.

Il suo desiderio è quello di stare lontano da costoro; nel suo cuore risuonano le parole dell'Eterno: «Siate santi perché Io sono Santo», e santità significa appunto separazione totale dal peccato: «Non trascinarmi via con gli empi e con gli operatori dell'iniquità, i quali parlano di pace col prossimo, ma hanno la malizia nel cuore» (verso 3), implora il salmista, e la sua preghiera ci dovrebbe avvincere nell'unico desiderio di fuggire le tentazioni e le insidie mondane.

Un tale atteggiamento di forma e decisa rinuncia nei confronti dell'empietà abbisogna di una forza soprannaturale e di un rifugio particolare per poter aspirare al successo. Ed il salmista, ben convinto della propria situazione prorompe in un grido di vittoria: «L'Eterno è la mia forza e il mio scudo, in Lui s'è confidato il mio cuore e sono stato soccorso»; ecco, il grido della fede ha trovato la risposta adeguata; egli non è più solo a dover fronteggiare l'insidioso attacco; Dio è al suo fianco, adesso la battaglia volge in suo favore: «Egli è un baluardo di salvezza per il Suo unto».

L'anima assetata ha così trovato il suo ristoro. Un cuore, come quello del salmista, desideroso di Dio, non ha requie fino a quando non si abbandona nelle Sue mani «…Tu solo, o Eterno, mi fai abitare in Sicurtà».


Data: 05/08/2002
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