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Blog di -xam-
MARTEDÌ 8 GIUGNO 2010
La vite e i tralci
Giovanni 15:1-11 La vite e i tralci Cl 2:6-7; Ga 2:20; Ef 3:17-19; 2:10; Gv 14:21, 23; Lu 13:6-9 Giovanni 15:1 «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo. Giovanni 15:2 Ogni tralcio che in me non dà frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo pota affinché ne dia di più. Giovanni 15:3 Voi siete già puri a causa della parola che vi ho annunciata. Giovanni 15:4 Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me. Giovanni 15:5 Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla. Giovanni 15:6 Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano. Giovanni 15:7 Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto. Giovanni 15:8 In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli. Giovanni 15:9 Come il Padre mi ha amato, così anch'io ho amato voi; dimorate nel mio amore. Giovanni 15:10 Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore; come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. Giovanni 15:11 Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa.
Note (Commentario degli Evangeli) 15:1: CAPO 15 - ANALISI 1. La parabola della vite. Il Signore descrive l'unione che deve esistere fra lui stesso e il popolo suo, mediante la figura della vite, dei suoi tralci e dei suoi frutti. L'unione dei tralci col fusto non è più essenziale alla vita, alla crescenza, alla fertilità della vite, che non sia per i credenti l'unione con Cristo, mediante la fede, affinché possano crescere in santità ed abbondare nei frutti della giustizia. Una mera professione esterna di cristianesimo diverrà tosto così evidente come un ramo disseccato in un albero, e, se non si trasmuta in vivente unione, condurrà chi se ne rende colpevole al destino medesimo che vien riserbato ai rami disseccati: egli sarà gettato nel fuoco e bruciato Giovanni 15:1-8. 2. Cristo rivela ai discepoli l'intensità del suo amore, e fa conoscere in che modo essi e noi possiamo conservai: quell'amore per la nostra felicità. Questo faremo osservando i suoi comandamenti, e proponendoci come costante esempio la sua ubbidienza in tutte le cose al Padre suo Giovanni 15:9-11. 3. L'amor di Cristo per i suoi vien presentato come un incitamento all'amor fraterno. La maggior prova di amore che un uomo possa dare a quelli ch'egli ama si è di dar la vita sua per salvare la loro. Egli non penserebbe mai a darla per un estraneo, o per uno schiavo. Dando la vita sua per loro, come stava per fare, Gesù dichiara nel modo più evidente che egli non considera i suoi discepoli, e con essi tutti i credenti futuri, come estranei né come servi, bensì li tiene in conto di amici teneramente amati, da lui stesso eletti per portar frutti alla sua gloria, e comanda loro di amarsi gli uni gli altri, essendo questo il mezzo principale di dar lode al suo nome Giovanni 15:12-17. 4. Rapporti dei discepoli col mondo; trattamento che i veri discepoli di Cristo devono aspettarsi da un mondo privo di ragione. Due non possono camminare insieme, se prima non si sono convenuti l'uno coll'altro. Se l'unione con Cristo non producesse differenza alcuna in quanto a sentimenti, moralità, scopi ed intenti della vita, e portamento giornaliero, fra il mondo e i discepoli suoi, il mondo non avrebbe ragione alcuna di odiare i cristiani; ma siccome Cristo è oggetto, per parte del mondo, dell'odio più inveterato, i discepoli che egli ha scelti dal mondo, devono in ogni tempo ed in ogni età aspettarsi di venir trattati come il loro Maestro, e perseguitati per amor di lui. Quest'odio del mondo per Cristo non ha scusa alcuna, perché è affatto volontario, e non già frutto dell'ignoranza. Il Signore dichiara di "esser venuto e di aver loro parlato", e di aver "fatte tra loro opere quali niun altro ha fatte", perciò "non hanno scusa alcuna del lor peccato", e giacciono sotto giusta condanna Giovanni 15:18-25. 5. Cristo promette due testimoni che parleranno a suo favore. Colla venuta dello Spirito Santo, il promesso Avvocato e Consolatore, Gesù dichiara che due saranno le testimonianze a favor suo, contro la inimicizia del mondo, cioè: quella della parola predicata dai suoi discepoli, che erano stati i testimoni oculari della sua vita e dei suoi insegnamenti fin dal principio del suo ministerio, e quella dello Spirito, che farebbe penetrare nei cuori e nelle coscienze degli uomini quella parola annunziata con forza e potenza Giovanni 15:26-27. Giovanni 15:1-27. CONTINUAZIONE DEL DISCORSO DI GESÙ NELLA STANZA PASQUALE
Unione dei credenti con Cristo, sotto l'allegoria della vite, dei tralci e dei frutti Giovanni 15:1-8
1. Io son la vera vite,
Questa similitudine ricorda quelle della porta e del buon pastore Giovanni 10:1-42; essa spiega l'unione dal punto di vista interno; le altre due dal punto di vista esterno. Quelli che credono Gesù incapace di avere una qualsiasi idea propria, ma vogliono che sempre le tolga in prestito da oggetti vicini, si sono affaticati a cercar l'origine di questa allegoria. Chi sostiene che fu pronunziata dopo che Gesù e gli apostoli furono usciti dalla stanza della Pasqua la dice suggerita al Signore da una vigna che forse si attraversava scendendo il pendio della valle del Kedron, o ancora dalla vite dorata che ornava una delle porte del Tempio, dove, secondo alcuni, Gesù e i suoi discepoli avrebbero fatto un'ultima visita quella sera, prima di andare in Ghetsemane. Quelli che ritengono che Gesù pronunziasse tutto questo discorso nella stanza stessa dove avevano celebrato la Pasqua, suppongono che l'idea della vite fu suggerita al Signore o dal vino bevuto a cena, o da qualche pampano che adornava la stanza. Protestiamo contro tutte queste spiegazioni materialiste come disdicevoli all'onniscienza di Gesù. In questo caso specialmente, era facile al Signore trovare nei ricordi dell'Antico Testamento un'allegoria che così bene risponde ai suoi rapporti coi suoi discepoli. Nell'Antico Testamento infatti è tipo d'Israele la vigna, piantata dall'Onnipotente per adornare e vivificare la terra Salmi 80:1-19; Isaia 5:1; Ezechiele 19:10. Ma Israele si è "mutato in tralci tralignanti di vite strana" Geremia 2:21, mentre Gesù dichiara di essere egli stesso la vera vite, sorgente di vita spirituale, che riunisce in sé tutto il suo popolo, e con questa figura esprime, nel suo senso più perfetto,
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